"Era un disegnare pieno di crudeltà, trappole e assalti. Quando sedevo teso come arco, immobile in agguato e nel sole intorno a me bruciavano fulgidi i fogli – sarebbe bastato che il disegno, inchiodato con la punta della mia matita, facesse il minimo movimento per fuggire. Allora la mia mano, nello spasimo di nuovi riflessi e impulsi, gli si sarebbe gettata addosso con rabbia come un gatto e, ormai estranea, si sarebbe inselvatichita, e rapace, avrebbe azzannato a morsi fulminei quella creatura bizzarra che voleva fuggire da sotto la matita".